Dopo l’installazione di Tadashi Kawamata ad Art Basel Paris, il dialogo tra la Maison e l’arte contemporanea prosegue a Reims. Ars in Campania riunisce 22 artisti per osservare la Champagne dal sottosuolo ai possibili paesaggi del futuro.
Prima ci sono il gesso, la terra e ciò che rimane di un mare scomparso milioni di anni fa. Poi arrivano le vigne, gli alberi, il vento e il lavoro dell’uomo. Infine c’è una domanda: come cambierà questo paesaggio con il clima dei prossimi decenni?
È il percorso proposto da Ars in Campania, la mostra che fino al 28 febbraio 2027 occupa Le Cellier di Reims e porta fuori dagli spazi storici di Ruinart una parte significativa della collezione d’arte contemporanea della Maison. Ventidue artisti osservano la Champagne come un territorio vivo, formato dal tempo geologico, dalla coltivazione e dalle trasformazioni ambientali.
L’esposizione arriva negli stessi giorni in cui Ruinart rinnova a Parigi il proprio rapporto con Tadashi Kawamata, protagonista del programma Conversations with Nature 2026. Al Grand Palais, durante Art Basel Paris, l’artista giapponese ha presentato una nuova installazione monumentale costruita attraverso legno e materiali recuperati. Il cambio di scala, la fragilità delle strutture e il rapporto con ciò che le circonda sono diventati un modo per riflettere sulla permanenza delle cose davanti alle trasformazioni della natura.
Da Parigi a Reims, il tema rimane lo stesso: guardare un territorio familiare come se fosse possibile scoprirlo di nuovo.

Tadashi Kawamata: il vento diventa materiale
Il lavoro di Kawamata parte raramente da una forma decisa in anticipo.
Nato a Hokkaido nel 1953 e attivo tra Tokyo e Parigi, l’artista è noto per interventi site-specific realizzati soprattutto con legno e materiali di recupero. Le strutture sembrano spesso temporanee: nidi, passerelle, accumuli, piccoli edifici che si appoggiano all’architettura o alla vegetazione esistente e modificano la percezione di un luogo senza nasconderlo.
Per Ruinart, Kawamata ha trascorso del tempo nei vigneti e al 4 Rue des Crayères di Reims. Ha osservato i cambiamenti della luce, l’umidità, il vento e quei movimenti della natura che normalmente restano sullo sfondo. Da queste impressioni sono nati disegni, modelli e infine installazioni realizzate direttamente nei giardini della Maison.
Sono opere aperte, quasi punti di osservazione.
L’artista non prova a rappresentare il vento. Costruisce invece qualcosa che aiuti a percepirlo. Lo stesso accade con la luce e con il trascorrere delle stagioni: la struttura rimane, mentre ciò che le sta intorno continua a cambiare.
È un modo di lavorare particolarmente coerente con un territorio nel quale il clima determina ogni vendemmia.
Conversations with Nature: l’artista entra nel paesaggio
La collaborazione con Kawamata appartiene a Conversations with Nature, il programma con cui Ruinart invita ogni anno un artista a confrontarsi con il rapporto tra esseri umani e ambiente.
Il principio non è commissionare un’opera semplicemente ispirata allo Champagne. Gli artisti vengono portati sul territorio, attraversano vigneti, boschi e crayères e sviluppano il proprio lavoro dopo l’immersione nei luoghi. Ruinart descrive questo processo come un modo per rendere visibili biodiversità, suolo, clima e trasformazioni del paesaggio attraverso linguaggi differenti.
Negli anni sono entrati nella collezione materiali molto lontani tra loro: tralci di vite, vetro, pietra calcarea, legno, metallo, micelio, foglie e persino il suono delle bollicine.
La Champagne diventa quindi meno uno sfondo e più un materiale di lavoro.

Ars in Campania: 22 modi di vedere la Champagne
Con Ars in Campania, questa ricerca assume per la prima volta una dimensione collettiva così ampia fuori dalla sede della Maison.
La mostra, presentata dalla Ville de Reims e curata da Alice Audouin, raccoglie opere di 22 artisti della collezione Ruinart. Tra loro compaiono Julian Charrière, Eva Jospin, Tomás Saraceno, Pascale Marthine Tayou, NILS-UDO, David Shrigley e lo stesso Tadashi Kawamata. Alcuni lavori escono per la prima volta dal sito di 4 Rue des Crayères; il percorso è completato da prestiti e nuove produzioni pensate per Le Cellier.
Il titolo rimanda alla Champagne ma il percorso evita una rappresentazione da cartolina.
L’obiettivo è leggere il territorio quasi come un corpo verticale: partire dalle profondità e risalire fino a ciò che accade in superficie e a ciò che potrebbe accadere domani.
Prima tappa: sotto le vigne
Per capire la Champagne bisogna prima scendere.
Il primo capitolo della mostra è dedicato al tempo geologico, alla craie e alle profondità del territorio. La regione conserva infatti nel sottosuolo il ricordo di un antico ambiente marino, trasformato nel corso di milioni di anni in quella particolare composizione calcarea che caratterizza il paesaggio e la viticoltura locale.
È lo stesso materiale che definisce uno dei luoghi più spettacolari di Ruinart: le crayères, grandi cave di gesso scavate fino a circa 35 metri di profondità e oggi utilizzate come cantine naturalmente fresche. Fanno parte del patrimonio UNESCO legato alla Champagne.
Nella mostra, il sottosuolo non viene trattato come semplice origine del vino. Diventa una scala temporale.
Le opere di artisti come Julian Charrière riportano alla superficie processi che normalmente appartengono a tempi troppo lunghi per essere percepiti nella vita quotidiana.
Dalla geologia alla vita
La seconda parte del percorso risale verso il terreno coltivato.
Qui entrano in scena radici, funghi, alberi, vigne e rapporti tra specie. L’interesse passa dalla materia minerale agli ecosistemi che si sviluppano sopra di essa.
Eva Jospin, per esempio, porta il proprio lavoro sulle foreste e sulle stratificazioni della materia attraverso le sue costruzioni in cartone; Côme Di Meglio guarda invece alla rete invisibile del micelio. Pascale Marthine Tayou è presente con Plastic Tree C, dove l’immagine dell’albero viene alterata dall’introduzione di materiali artificiali.
Gli artisti non sono chiamati a celebrare la perfezione del vigneto.
Mostrano piuttosto un sistema di equilibri, interventi e relazioni nel quale l’azione umana è sempre presente.
È un punto importante anche per Ruinart. Al 4 Rue des Crayères, il paesaggio circostante è stato ripensato negli ultimi anni con un giardino dedicato alla biodiversità, nel quale alberi di età e specie differenti formano un ecosistema progettato per continuare a evolvere anche di fronte al cambiamento climatico.
Il terzo paesaggio è quello che ancora non esiste
L’ultima parte della mostra guarda in avanti.
Qui il tema diventa il futuro climatico della Champagne. Aumento delle temperature, trasformazione dei cicli naturali e adattamento della vite modificano un territorio che spesso immaginiamo quasi immutabile.
È forse il passaggio in cui Ars in Campania si allontana maggiormente dall’idea tradizionale di mostra sponsorizzata da una Maison.
Il paesaggio non viene presentato come qualcosa da preservare in una fotografia ideale. Viene trattato come un organismo che continuerà inevitabilmente a cambiare.
L’arte diventa allora un modo per immaginare ciò che i dati climatici possono descrivere ma difficilmente rendere sensibile.
Da una maison di Champagne a una destinazione culturale
Il rapporto tra Ruinart e l’arte non rimane confinato alle collaborazioni temporanee.
Negli ultimi anni la sede storica di Reims è stata trasformata progressivamente in una destinazione culturale, dove enologia, architettura, paesaggio e arte contemporanea vengono presentati nello stesso percorso.
Al 4 Rue des Crayères, il nuovo padiglione progettato dall’architetto giapponese Sou Fujimoto dialoga con gli edifici storici, mentre il giardino di sculture e le opere disseminate tra crayères, percorsi esterni e saloni costruiscono una visita che può alternare arte e degustazione.
È una direzione sempre più presente nel mondo del lusso: il prodotto rimane centrale, ma intorno vengono costruiti luoghi da visitare e storie da attraversare.
Nel caso di Ruinart, il paesaggio della Champagne diventa il punto di incontro.
Il lusso di osservare più lentamente
Champagne e arte condividono almeno una cosa: richiedono tempo.
Uno viene costruito attraverso stagioni, affinamento e attese; l’altra, quando funziona, costringe spesso a rallentare lo sguardo.
Ars in Campania mette insieme queste due dimensioni senza chiedere alle opere di raccontare il vino. Chiede piuttosto agli artisti di osservare ciò che viene prima: la pietra, l’acqua, gli alberi, il vento, il clima.
È forse questa la parte più interessante del percorso iniziato da Ruinart con Conversations with Nature.
La bottiglia scompare quasi completamente dal racconto e al suo posto rimane il territorio che la rende possibile.

Visitare Ars in Campania
Ars in Campania è visitabile gratuitamente a Le Cellier, 4 bis rue de Mars, Reims, fino al 28 febbraio 2027. La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 14 alle 18, con apertura anche il sabato mattina dalle 10 alle 12. È prevista una pausa dal 21 dicembre al 4 gennaio.
