Piovra a Roma: l’edicola che torna a essere un luogo di quartiere

In corso Trieste 90, quotidiani e riviste convivono con aperitivi, musica e conversazioni. Piovra prova a immaginare un futuro per uno dei luoghi più familiari della città: l’edicola.

Al mattino si compra il giornale. Qualche ora dopo, davanti allo stesso banco, ci si può fermare per bere qualcosa e continuare una conversazione iniziata quasi per caso. In corso Trieste 90, a Roma, una storica edicola ha riaperto con un nuovo nome e un’idea precisa: conservare la sua funzione originaria e, allo stesso tempo, tornare a essere un luogo nel quale valga la pena restare.

Si chiama Edicola Piovra. Dopo i lavori di ristrutturazione, ha alzato nuovamente la serranda alla fine di settembre 2026 con giornali e riviste ancora al centro dell’offerta, affiancati nel corso della giornata da bevande, musica e momenti di socialità.

L’esperimento sembra semplice. In realtà intercetta una domanda molto contemporanea: che cosa succede quando un luogo nato per comprare qualcosa torna a servire anche per incontrarsi?

Prima di tutto, resta un’edicola

La parte più interessante del progetto è forse ciò che Piovra ha scelto di non fare. Il vecchio chiosco non è stato trasformato in un bar che conserva qualche rivista per atmosfera. I quotidiani restano il punto di partenza.

I fondatori hanno spiegato ad Artribune di aver scelto deliberatamente un’edicola perché considerano questi spazi dei presìdi urbani da mantenere vivi. L’offerta pomeridiana nasce quindi come estensione del modello tradizionale, anche per renderlo economicamente più sostenibile, senza cancellarlo.

La mattina conserva così il ritmo conosciuto: chi passa prima del lavoro, chi cerca il quotidiano, chi si ferma a sfogliare una rivista. Poi cambia il pubblico. Arrivano studenti e giovani professionisti, mentre famiglie, residenti e persone più anziane continuano ad attraversare lo stesso spazio. Repubblica descrive proprio questa composizione intergenerazionale come uno degli elementi centrali delle prime giornate di attività.

Il risultato non è un locale con una clientela definita, ma un piccolo spazio che cambia carattere seguendo le ore della giornata.

Due avvocati, un ortopedico e un attore

Dietro Piovra c’è un gruppo di trentenni provenienti da professioni lontane dall’editoria tradizionale. Il progetto coinvolge due avvocati, un ortopedico e Bruno Barbaro, attore di 38 anni trasferitosi a Roma dalla Calabria, che segue quotidianamente la gestione del chiosco.

Prima di partire, il gruppo ha cercato la zona e la struttura adatte, fino alla scelta dell’edicola di corso Trieste, poco distante da viale Gorizia. La licenza è stata rilevata a giugno e settembre è stato dedicato ai lavori di rinnovamento.

Il nome racconta l’ambizione in modo quasi letterale. Piovra vuole allungare i propri tentacoli nel quartiere: non attirare semplicemente consumatori, ma entrare nelle abitudini di chi vive intorno al chiosco.

È una differenza sottile, ma decisiva. Un posto può essere molto frequentato senza diventare realmente parte del luogo in cui si trova. Qui, invece, il quartiere è parte del progetto.

Un aperitivo per far sopravvivere il giornale

L’aperitivo non è quindi soltanto un’aggiunta lifestyle. Ha anche una funzione pratica.

Secondo quanto raccontato dai soci alla stampa romana, la sola vendita tradizionale di giornali non avrebbe garantito la sostenibilità del progetto. Bevande, musica e appuntamenti serali servono anche a sostenere economicamente l’attività editoriale durante il resto della giornata.

È quasi un ribaltamento del modello: invece di eliminare i giornali perché vendono meno, si aggiungono nuove ragioni per frequentare il luogo che li vende.

E nel frattempo si crea una relazione diversa con la carta. Una rivista può essere sfogliata mentre si aspetta qualcuno; un titolo letto sul banco può diventare argomento di conversazione; il giornale appena comprato non deve necessariamente finire subito in una borsa.

In un’epoca in cui gran parte dell’informazione arriva da uno schermo personale, la dimensione fisica della lettura torna ad avere anche una componente sociale.

Le edicole stanno scomparendo dalle città

Il progetto nasce dentro una crisi molto più grande.

Secondo i dati Unioncamere e InfoCamere riportati dal Corriere della Sera, tra il 2019 e il 2023 nell’area di Roma sono scomparse 303 attività legate alla vendita di giornali e periodici, passando da 1.441 a 1.138: una contrazione del 21% in quattro anni.

Le ragioni sono note: diminuzione delle vendite della carta, costi di gestione, difficoltà nel ricambio generazionale e trasformazione delle abitudini con cui ci si informa. Anche lo Stato continua a intervenire sul settore: per il 2026 il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria ha previsto 10 milioni di euro di contributi destinati alle edicole nell’ambito delle misure straordinarie a sostegno della filiera.

Ma accanto alle chiusure sta emergendo una risposta dal basso. A Roma diversi chioschi hanno iniziato a combinare giornali con libri, magazine indipendenti, mostre, musica, talk o somministrazione; esperienze simili sono nate anche in altre città italiane.

Non esiste un modello unico. Esiste però un principio comune: per continuare a essere edicole, molte edicole stanno imparando a essere anche qualcos’altro.

Il marciapiede come spazio da condividere

Piovra prova ad allargare questa idea persino oltre il perimetro del chiosco.

I proprietari hanno annunciato l’intenzione di finanziare personalmente l’installazione di due panchine accanto all’edicola, mettendole a disposizione del quartiere anziché utilizzarle come semplici sedute riservate ai clienti.

È un dettaglio apparentemente minore, ma dice molto del progetto.

La panchina appartiene a una categoria di oggetti urbani sempre meno spettacolari e sempre più preziosi: permette di fermarsi senza dover necessariamente comprare qualcosa. In questo senso, il chiosco e ciò che gli sta intorno diventano una piccola infrastruttura sociale.

Il lusso quotidiano può assumere anche questa forma: avere un luogo vicino casa nel quale non sia necessario programmare un incontro con giorni di anticipo. Basta passare.

La nuova vita dell’edicola non è nostalgia

Sarebbe facile leggere esperienze come Piovra come il ritorno romantico a un mondo precedente agli smartphone. Ma la loro parte più interessante sta probabilmente altrove.

Non cercano di ricostruire la città di trent’anni fa. Accettano che il modo di leggere le notizie sia cambiato e che una parte della funzione economica dell’edicola tradizionale non possa più reggersi sugli stessi presupposti.

La risposta è usare ciò che l’edicola possiede ancora e che una piattaforma digitale non può riprodurre: una posizione precisa nella città, una serranda che si alza ogni mattina, un volto dietro il banco e la possibilità che due persone che abitano a cento metri di distanza finiscano per conoscersi.

Piovra parla di giornali e aperitivi, ma in fondo racconta soprattutto questo. La qualità della vita urbana dipende anche da quei luoghi intermedi che non sono casa, ufficio o grande destinazione del tempo libero.

Sono posti piccoli, spesso ordinari. Proprio per questo riescono a entrare nella vita di tutti i giorni.

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