Best Luxury Hotel Awards 2026: il nuovo lusso italiano passa da hotel, spa e design

Trenta finalisti, dieci categorie e una finale a Milano il 22 ottobre. Dai palazzi storici alle nuove aperture, i Best Luxury Hotel Awards fotografano un’ospitalità italiana in cui il lusso si misura sempre più attraverso esperienza, benessere e identità dei luoghi.

Una camera con una vista impossibile da dimenticare, una spa per la quale vale il viaggio, un edificio storico riportato a nuova vita. Nell’hôtellerie contemporanea il lusso è diventato difficile da racchiudere in un unico gesto. È proprio questa pluralità a emergere dai Best Luxury Hotel Awards 2026, arrivati alla terza edizione e pronti a premiare alcune delle eccellenze dell’ospitalità italiana.

La finale è in programma il 22 ottobre all’Hotel Principe di Savoia di Milano. In gara ci sono 30 finalisti, tre per ciascuna delle dieci categorie, selezionati tra strutture cinque stelle e cinque stelle lusso. A decidere i vincitori sarà una giuria composta da professionisti dell’hospitality, del design, della gastronomia, del turismo e dell’editoria.

Più che una semplice classifica di hotel, la shortlist permette però di osservare come stia cambiando l’idea stessa di soggiorno di alta gamma in Italia.

Il contesto aiuta a capire la dimensione del fenomeno. Secondo i dati presentati in occasione del lancio dell’edizione 2026, l’Italia conta 763 strutture cinque stelle e cinque stelle lusso, per un valore stimato di 8,2 miliardi di euro, pari a circa il 21% del fatturato alberghiero nazionale. Altri 167 hotel di fascia alta risultano inoltre in pipeline nei prossimi anni.

Roma, Milano, Venezia e Firenze restano poli centrali, ma la geografia del lusso si allarga verso destinazioni di mare, montagna e campagna. È un cambiamento che si ritrova anche tra i finalisti: dalla Costiera Amalfitana alle Dolomiti, dal Lago di Garda alla Toscana, passando per Taormina e la Puglia.

A cambiare è soprattutto il linguaggio. Servizio e comfort restano essenziali, ma accanto a loro acquistano peso design, benessere, sostenibilità, gastronomia e rapporto con il territorio. Tra i temi individuati dagli organizzatori compaiono il mindful luxury, il sense of place e un uso della tecnologia pensato per sostenere, anziché sostituire, la relazione umana.

La categoria Best Design riunisce tre interpretazioni molto diverse dell’hotel contemporaneo: Casa Monti a Roma, Castel Badia in Alto Adige e Villa San Michele, A Belmond Hotel, Florence.

Casa Monti porta nel quartiere romano da cui prende il nome un’idea di ospitalità ispirata alla residenza di un artista. Le sue 36 camere e suite sono state progettate da Laura Gonzalez, con colori, materiali e riferimenti alla vita bohémien della capitale. Il design non cerca una neutralità internazionale: prova piuttosto a costruire una versione contemporanea della dolce vita romana.

Castel Badia lavora invece sulla relazione tra architettura storica e paesaggio alpino. Un castello dell’XI secolo sulle Dolomiti è stato trasformato in struttura ricettiva conservando la presenza della pietra e del passato, ma inserendovi spazi dedicati al benessere e all’ospitalità contemporanea. Non a caso compare anche tra i finalisti come migliore nuova apertura.

A Firenze, Villa San Michele ha riaperto nel 2026 dopo diciotto mesi di lavori. L’ex convento francescano del XV secolo è stato ripensato da Luigi Fragola Architects insieme ai team di Belmond, con 39 camere e suite, materiali toscani, opere d’arte e una nuova spa firmata Guerlain. Qui l’intervento di design consiste soprattutto nel decidere come aggiornare un luogo senza cancellarne la memoria.

Sono tre modi diversi di arrivare alla stessa conclusione: il progetto degli spazi non fa più semplicemente da sfondo al soggiorno, ma diventa una delle ragioni per scegliere una destinazione.

Lo stesso cambiamento è evidente nella categoria Best Wellness & Spa, dove si confrontano Hotel de Russie a Roma, Lefay Resort & SPA Lago di Garda e Castelfalfi in Toscana.

Lefay ha costruito intorno al benessere una parte centrale della propria identità. Sul Lago di Garda la spa si estende per circa 4.300 metri quadrati e affianca piscine, saune e aree all’aperto a un metodo che combina principi della medicina classica cinese e ricerca occidentale. Nel 2026 la struttura ha già raccolto riconoscimenti internazionali dedicati alle destination spa e ai wellness retreat.

Castelfalfi inserisce il benessere in un’esperienza più ampia del paesaggio toscano. La RAKxa Wellness Spa accosta tradizioni orientali e tecnologie contemporanee, all’interno di una tenuta che comprende attività nella natura, gastronomia, vino e oltre quaranta esperienze differenti.

All’Hotel de Russie, invece, la spa vive nel centro di Roma, a pochi passi da Piazza del Popolo, in un contesto nel quale la possibilità di isolarsi per qualche ora dal ritmo della città diventa essa stessa un lusso.

In tutti e tre i casi emerge una trasformazione ormai evidente: la spa non è più soltanto una stanza dell’hotel. Può diventare il motivo principale del viaggio.

Fra le categorie più interessanti per capire dove sta andando il settore c’è Best New Opening 2026. I finalisti sono The Carlton, A Rocco Forte Hotel a Milano, Castel Badia e Airelles Palladio Venice.

The Carlton riporta sulla scena uno storico indirizzo milanese, tra Via Senato e Via della Spiga. Dopo un lungo restauro, gli interni progettati sotto la direzione di Olga Polizzi con Philip Vergeylen e Paolo Moschino rileggono il design italiano degli anni Cinquanta e Sessanta in chiave residenziale. L’hotel conta 71 camere e concentra ristorazione, cocktail bar e spa nel cuore del Quadrilatero della Moda.

A Venezia, Airelles Palladio segna invece il debutto italiano del gruppo francese. La struttura occupa una proprietà del XVI secolo sulla Giudecca, di fronte a Piazza San Marco, circondata da giardini e accompagnata da una spa distribuita su più livelli. La posizione consente di vivere Venezia da un punto di vista più appartato, pur restando a pochi minuti in barca dal centro monumentale.

Anche qui il lusso prende forme diverse: un indirizzo urbano nel cuore della moda, un castello sulle Dolomiti, un palazzo affacciato sulla laguna.

Le altre categorie ampliano ulteriormente il quadro. Per il Best Service sono finalisti Bellevue Syrene, Four Seasons Hotel Firenze e Corinthia Rome; per il Best Restaurant competono Atto a Palazzo Portinari Salviati, Bluh Furore e Otto Geleng del Grand Hotel Timeo. Il premio per il Best Breakfast vede in gara Grand Hotel Tremezzo, Borgo Santandrea e L’Albereta, mentre per il Best Bar si confrontano Principe di Savoia, Hotel Locarno e Portrait Milano.

A queste si aggiungono le categorie dedicate alla selezione dei vini, alla sostenibilità e ai general manager. Il premio non cerca quindi un unico “miglior hotel d’Italia”, ma scompone l’esperienza in ciò che realmente la costruisce: l’accoglienza al check-in, un cocktail, la colazione, il rapporto con il paesaggio, l’architettura, una cena o il modo in cui una struttura gestisce il proprio impatto.

È forse questa la lettura più interessante della shortlist 2026. Il lusso alberghiero italiano continua a fare leva su palazzi, paesaggi e tradizione, ma oggi deve aggiungere qualcosa di più difficile da fotografare: la capacità di dare un carattere preciso al tempo trascorso in un luogo.

I vincitori saranno annunciati a Milano il 22 ottobre. Fino ad allora, i trenta finalisti offrono già una mappa utile per capire quali esperienze stanno definendo l’hôtellerie italiana contemporanea.

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