San Siro, la Scala del calcio e le sue tante vite

Un nome che arriva da una chiesa, tre anelli costruiti in epoche diverse, decenni di concerti, un Mondiale e un’Olimpiade. Da un secolo il Meazza è uno dei palcoscenici di Milano. Ora Inter e Milan si preparano a mostrare il progetto dello stadio che potrebbe raccoglierne l’eredità.

Chi lo vede da lontano difficilmente lo scambia per un altro stadio. Le torri cilindriche, le rampe che salgono a spirale, le grandi travi rosse sospese sopra le tribune: San Siro non sembra appartenere a un solo progetto né a una sola epoca.

Ed è esattamente così.

Lo stadio che Milano conosce oggi è il risultato di quasi un secolo di trasformazioni. È nato con quattro tribune negli anni Venti, è cresciuto verso l’alto negli anni Cinquanta e ha assunto la sua silhouette definitiva alla vigilia dei Mondiali del 1990. Nel frattempo ha ospitato derby, finali europee, concerti entrati nella memoria collettiva e, nel febbraio 2026, la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina.

Oggi, mentre Inter e Milan si preparano a svelare il progetto del nuovo impianto, San Siro entra forse nella fase più delicata della propria storia: quella in cui un luogo ancora vivo comincia già a essere raccontato come memoria.

Prima dello stadio c’era una chiesa

Il nome arriva da molto più lontano del calcio.

Il piccolo borgo rurale di San Siro alla Vepra, un tempo parte dei Corpi Santi di Milano, prendeva il nome dall’antica chiesa dedicata a San Siro. La sua presenza è documentata già nell’880; l’edificio attuale, in via Masaccio, risale invece al XV secolo. Quel toponimo è rimasto legato alla zona e, molto più tardi, allo stadio costruito nelle vicinanze.

Il nome ufficiale Stadio Giuseppe Meazza arriva soltanto nel 1980, un anno dopo la morte del campione milanese che aveva vestito sia la maglia dell’Inter sia quella del Milan ed era stato due volte campione del mondo con l’Italia.

Eppure, fuori dai documenti ufficiali, per generazioni di tifosi e per la città è rimasto soprattutto San Siro.

1926: quattro tribune e un derby

La storia dello stadio comincia nel 1925, quando il presidente del Milan Piero Pirelli decide di costruire un impianto interamente dedicato al calcio.

Il modello è inglese: niente pista d’atletica, tribune vicine al terreno di gioco e il campo al centro di tutto. Il progetto viene affidato all’architetto Ulisse Stacchini e all’ingegnere Alberto Cugini e viene completato in tredici mesi. La struttura iniziale conta quattro tribune, una sola delle quali coperta, e circa 35.000 posti.

Il 19 settembre 1926 lo stadio viene inaugurato con ciò che, a Milano, sembra ancora oggi il modo più naturale di aprire un impianto calcistico: un derby amichevole tra Milan e Inter. Vincono i nerazzurri 6-3.

Allora San Siro non possiede ancora nessuna delle strutture che oggi lo rendono immediatamente riconoscibile.

Quelle arriveranno dopo.

Il secondo anello cambia la scala dello stadio

Tra il 1954 e il 1955, l’ingegnere Ferruccio Calzolari e l’architetto Armando Ronca progettano il secondo anello.

La nuova struttura viene sovrapposta alla precedente e aggiunge 29 file di gradoni. I lavori durano circa 500 giorni e, al termine dell’ampliamento, la capacità teorica arriva a 100.000 spettatori, poi ridotta per ragioni di sicurezza.

È in questa fase che entrano nel paesaggio dello stadio anche le grandi rampe elicoidali esterne, necessarie per distribuire migliaia di persone verso i livelli superiori.

Un elemento funzionale finisce così per diventare un segno architettonico.

Ancora oggi salire a San Siro significa percorrere quelle rampe, vedere il quartiere apparire e scomparire tra le aperture e avvicinarsi gradualmente alla quota delle tribune. L’esperienza della partita comincia prima di vedere il campo.

Italia ’90: il terzo anello e le travi rosse

La trasformazione definitiva arriva fra il 1987 e il 1990, quando Milano prepara San Siro per i Mondiali di calcio.

Il progetto di Giancarlo Ragazzi, Enrico Hoffer e Leo Finzi aggiunge un terzo anello indipendente, sostenuto da undici torri cilindriche. Quattro di queste sorreggono anche le grandi travi della nuova copertura.

Sono le strutture che danno allo stadio la forma che conosciamo oggi.

L’8 giugno 1990, proprio al Meazza, l’Argentina campione del mondo di Diego Maradona affronta il Camerun nella partita inaugurale di Italia ’90. Il risultato — 1-0 per il Camerun — diventerà una delle sorprese più ricordate nella storia dei Mondiali.

Oggi la capienza ufficiale dello stadio è di 75.817 posti.

Osservandolo dall’esterno, però, i numeri contano meno della stratificazione. Il Meazza mostra contemporaneamente le sue diverse età: uno stadio degli anni Venti dentro uno degli anni Cinquanta, racchiuso a sua volta dall’architettura monumentale di Italia ’90.

Quando San Siro diventa il palco di Milano

A un certo punto il calcio non basta più a raccontarlo.

Il 27 giugno 1980, Bob Marley porta a San Siro il primo grande concerto della sua storia. Da quel momento lo stadio comincia una seconda vita, quella musicale.

Arrivano Bob Dylan, David Bowie, Madonna, U2, Rolling Stones e molti altri. Il 21 giugno 1985 Bruce Springsteen tiene qui il suo primo concerto italiano davanti a circa 65.000 persone. Quarant’anni dopo, nel 2025, torna ancora una volta a San Siro per due date.

Per Vasco Rossi il rapporto diventa quasi una storia parallela a quella dello stadio. Nel giugno 2019 tiene sei concerti sold out, oltre 350.000 spettatori complessivi: un record per San Siro.

Il terreno che durante l’anno appartiene al calcio, d’estate cambia pubblico e rituali. Le sciarpe diventano magliette dei tour, le curve si trasformano in gradinate da concerto, il prato in platea.

È uno dei motivi per cui San Siro appartiene anche a chi non ha mai seguito un campionato.

Dal Mondiale all’Olimpiade

Il 6 febbraio 2026, quasi cento anni dopo l’inaugurazione, lo stadio aggiunge un’altra immagine alla propria storia.

San Siro ospita il cuore della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, collegata con Cortina, Livigno e Predazzo secondo il modello diffuso scelto per i Giochi. Allo stadio vengono venduti oltre 61.000 biglietti e la serata coinvolge 1.400 performer, 500 musicisti e 1.200 volontari.

Per una notte il Meazza non appartiene a Milan o Inter, né a un cantante. Diventa il palco attraverso cui Milano si presenta al mondo.

Probabilmente una delle ultime grandi cerimonie internazionali vissute dallo stadio nella forma che conosciamo.

Perché si chiama “la Scala del calcio”

“La Scala del calcio” è uno di quei soprannomi che sembrano esistere da sempre.

Inter stessa lo utilizza oggi per descrivere il Meazza, ormai riconosciuto internazionalmente come uno dei grandi teatri del calcio europeo.

L’origine precisa dell’espressione non è però documentata in maniera univoca. Più che attribuirla a un singolo momento, è probabilmente più corretto leggerla come il risultato della reputazione costruita dallo stadio nel secondo Novecento: Milan e Inter protagoniste in Europa, grandi partite internazionali, finali e un pubblico capace di trasformare la partita in spettacolo.

Il paragone con la Scala funziona perché appartiene alla stessa città e perché trasforma il calcio in una forma di rappresentazione.

Uno va in scena in centro. L’altro, per quasi un secolo, a San Siro.

Il nuovo San Siro sta per avere un volto

Ora il problema è capire cosa arriverà dopo.

Oggi, giovedì 29 ottobre 2026, Inter e Milan presentano al Castello Sforzesco il progetto del nuovo stadio affidato a Foster + Partners e MANICA. Al momento in cui scriviamo, il progetto definitivo non è ancora stato mostrato pubblicamente.

Alcuni elementi sono però già ufficiali. Il nuovo impianto sarà inserito in un progetto di rigenerazione urbana di circa 281.000 metri quadrati, avrà 71.500 posti e sarà organizzato su due grandi anelli.

Le anticipazioni pubblicate nelle ore precedenti alla presentazione aggiungono altri dettagli. Il disegno sarebbe quello di un grande catino ovale, con le tribune molto vicine al campo e curve particolarmente ripide. La pendenza indicata è di circa 37 gradi, simile a quella dell’attuale terzo anello e con un riferimento dichiarato all’effetto del “Muro Giallo” di Dortmund. Oltre 13.000 posti sarebbero destinati all’offerta premium, tra hospitality, sky box e spazi dedicati.

Sono elementi da considerare ancora come anticipazioni fino allo svelamento completo.

L’idea dichiarata dai progettisti e dai club è però già leggibile: costruire uno stadio contemporaneo senza perdere completamente una delle qualità più difficili da misurare del Meazza, la sensazione di avere il pubblico addosso al campo.

Non sarà soltanto uno stadio

Il progetto riguarda molto più dell’arena.

Inter e Milan stimano un investimento complessivo di circa 2,3 miliardi di euro per l’intervento, includendo stadio, parcheggi, spazi commerciali, alberghi, uffici e demolizioni. Il solo nuovo impianto con il suo basamento avrebbe un costo previsto di circa 708 milioni.

L’obiettivo urbanistico è trasformare l’attuale area di San Siro in un distretto attivo durante tutto l’anno, con funzioni commerciali, ricettive, sportive e culturali. La documentazione del Comune parla di una superficie complessiva di circa 281.000 metri quadrati.

È un modello molto diverso da quello del 1926.

Piero Pirelli voleva uno stadio esclusivamente per il calcio. Cento anni dopo, lo stadio del futuro viene pensato come il centro di un quartiere nel quale la partita rappresenta soltanto una delle possibili ragioni per andare.

E il vecchio San Siro?

È probabilmente la domanda più emotiva.

Le ipotesi emerse finora non prevedono la conservazione integrale del Meazza. Secondo le anticipazioni pubblicate il 29 ottobre, dovrebbe restare una grande porzione a forma di “L” nell’angolo sud-est, tra i settori blu e arancio, mentre gran parte del resto verrebbe progressivamente smontata o demolita.

La copertura di Italia ’90, gradinate, rampe e parte delle torri lascerebbero spazio al nuovo distretto. Una porzione dell’edificio continuerebbe però a testimoniare ciò che esisteva prima.

Anche su questo punto il progetto definitivo e l’iter autorizzativo saranno decisivi.

La tabella di marcia prevede la conclusione delle autorizzazioni entro l’estate 2027, l’avvio del cantiere nella seconda metà dello stesso anno e il completamento del nuovo stadio nel 2031, in vista degli Europei del 2032. La trasformazione complessiva dell’area potrebbe proseguire fino al 2035. Il 4 maggio 2027 è inoltre fissata un’udienza al Consiglio di Stato sulle delibere legate alla cessione.

Nel frattempo, Inter e Milan continueranno a giocare al Meazza.

Uno stadio può essere sostituito, una memoria no

Gli stadi invecchiano. Cambiano le normative, le esigenze economiche, il modo in cui il pubblico vuole vivere una partita. Possono diventare difficili da aggiornare e troppo costosi da mantenere.

Ma non sono edifici qualsiasi.

San Siro contiene il ricordo di persone che ci sono entrate da bambini e oggi portano allo stadio i propri figli. Di chi ha visto un derby, di chi ha aspettato ore davanti ai cancelli per un concerto, di chi ricorda ancora il rumore delle rampe sotto i passi di migliaia di persone.

Una parte del suo valore è architettonica. Un’altra non può essere progettata.

Il nuovo stadio dovrà offrire maggiore comfort, accessibilità, servizi e sostenibilità economica. Ma dovrà confrontarsi anche con qualcosa che nessun rendering può mostrare: un secolo di memoria collettiva.

Qualunque forma assuma il futuro, per Milano San Siro rimarrà probabilmente questo. Non soltanto il luogo in cui si andava a vedere una partita, ma uno dei luoghi in cui la città ha imparato a riunirsi.

Il programma del 29 ottobre 2026

La presentazione è prevista al Castello Sforzesco di Milano: briefing con la stampa alle 16.30 e svelamento del progetto in serata, dalle 21.

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