I Componibili di Anna Castelli Ferrieri, la Pipistrello di Gae Aulenti e il Moon System di Zaha Hadid appartengono a epoche e linguaggi diversi. A unirli è la capacità di trasformare oggetti quotidiani in nuovi modi di abitare.
Un contenitore, una lampada, un divano. Tre presenze familiari nella casa che, nelle mani di Anna Castelli Ferrieri, Gae Aulenti e Zaha Hadid, diventano qualcosa di più complesso: piccoli manifesti sul modo in cui gli spazi possono essere organizzati, illuminati e vissuti.
Vogue Italia li ha riuniti tra i progetti firmati da donne che hanno lasciato un segno nella storia del design domestico. Osservati insieme, Componibili, Pipistrello e Moon System raccontano però anche un’altra storia: quella di una casa che cambia insieme alla società e smette progressivamente di essere costruita attorno a mobili con una funzione e una posizione prestabilite.
Il primo libera il contenitore dalla stanza a cui appartiene. Il secondo trasforma una fonte luminosa in una presenza architettonica. Il terzo porta nel living le geometrie fluide di un edificio. Tre periodi diversi, tre idee di progetto, un principio comune: l’oggetto può modificare il modo in cui percepiamo lo spazio che gli sta intorno.
Anna Castelli Ferrieri: la libertà dei Componibili
Quando Anna Castelli Ferrieri progetta i Componibili per Kartell alla fine degli anni Sessanta, la casa sta cambiando. Gli interni diventano più informali, gli spazi devono adattarsi a modi di vivere meno rigidi e la plastica offre possibilità che il mobile tradizionale in legno non aveva mai avuto.
Il progetto nasce nel 1967 nelle prime versioni quadrate; la famiglia cilindrica che oggi identifichiamo immediatamente con il nome Componibili arriva poco dopo. Il principio è semplice: elementi contenitore leggeri, realizzati in ABS, capaci di sovrapporsi e incastrarsi senza viti né perni. Le ante scorrono seguendo la superficie curva e ogni modulo può assumere funzioni differenti a seconda della stanza in cui viene collocato.
Camera da letto, bagno, soggiorno, ufficio: la forza dell’oggetto sta proprio nella difficoltà di assegnargli una destinazione definitiva.
È un modo di concepire l’arredo che oggi appare naturale, ma che allora intercettava un cambiamento preciso. Il Design Museum Brussels lega i Componibili alle richieste di una generazione interessata ad arredi più leggeri, flessibili e informali. La possibilità di decidere come comporre i moduli lasciava inoltre una parte del progetto nelle mani di chi li avrebbe utilizzati.
È qui che emerge uno dei tratti più contemporanei del lavoro di Castelli Ferrieri: l’idea che un buon oggetto non debba imporre un comportamento, ma offrire possibilità.
La fortuna dei Componibili conferma quanto quell’intuizione fosse destinata a durare. Kartell li produce ancora oggi e il sistema è entrato nell’immaginario del design internazionale; la sua storia è legata anche al MoMA di New York e al Centre Pompidou di Parigi.
A quasi sessant’anni dalla nascita, il motivo per cui continuano a funzionare nelle case è forse meno estetico di quanto sembri. Possono stare accanto a un letto, contenere cosmetici in bagno, diventare un piccolo tavolino o custodire gli oggetti che non sappiamo mai dove mettere. Il design entra nella quotidianità proprio perché accetta di cambiare ruolo.
Gae Aulenti: Pipistrello, la luce diventa presenza
Due anni prima dei Componibili, Gae Aulenti affronta un problema completamente diverso.
Nel 1965 sta lavorando all’allestimento dello showroom Olivetti di Parigi quando progetta una lampada capace di dialogare con lo spazio invece di limitarsi a illuminarlo. Nasce così Pipistrello, ancora oggi prodotta da Martinelli Luce.
Il nome arriva dalla forma del diffusore: quattro sezioni in metacrilato opalino bianco suggeriscono le ali di un pipistrello nell’istante precedente alla completa apertura. Sotto, uno stelo telescopico in acciaio inox satinato permette di regolare l’altezza, collegando il diffusore a una base conica.
È proprio questa possibilità di modificare l’altezza a rendere Pipistrello difficile da confinare in una categoria. Può comportarsi come una lampada da tavolo o avvicinarsi alla presenza di una lampada da terra. Martinelli Luce la classifica ancora oggi in entrambe le tipologie.
Ma la sua riconoscibilità nasce soprattutto dal modo in cui tecnica e silhouette coincidono. Lo stelo regolabile risponde a una funzione; allo stesso tempo contribuisce a definire l’aspetto dell’oggetto. Il diffusore deve distribuire la luce, ma diventa anche una forma scultorea.
Pipistrello occupa così una posizione particolare nella casa: si nota anche quando è spenta.
È una caratteristica essenziale per comprendere molti oggetti che attraversano decenni senza diventare semplicemente vintage. La tecnologia può essere aggiornata, le finiture possono cambiare, ma la forma continua a funzionare perché possiede una presenza autonoma.
A più di sessant’anni dal progetto originale, Martinelli Luce continua infatti a proporre Pipistrello in diverse versioni e finiture. La sua permanenza non dipende dalla capacità di sembrare nuova, quanto dal fatto di non appartenere completamente a una sola epoca.
Zaha Hadid: Moon System trasforma il divano in paesaggio
Con Zaha Hadid arriviamo nel 2007 e la scala cambia ancora.
Il Moon System, progettato per B&B Italia, porta nel soggiorno un linguaggio immediatamente associabile alle architetture di Hadid: superfici continue, curve, tensioni e volumi che sembrano modellati da un movimento.
B&B Italia lo descrive come un “divano-scultura”. Schienale, seduta e bracciolo sembrano infatti ricavati da un unico blocco, senza la tradizionale distinzione visiva fra le diverse parti del divano. A completarlo c’è un pouf sagomato per inserirsi nella cavità della seduta e seguirne esattamente l’andamento.
Se i Componibili si adattano alla casa e Pipistrello dialoga con essa, Moon System sembra voler ridisegnare lo spazio intorno a sé.
La seduta smette di presentarsi come una composizione di cuscini, schienale e braccioli. Diventa una superficie continua. Guardandola frontalmente è difficile stabilire immediatamente dove finisca la funzione e inizi la scultura.
Eppure B&B Italia sottolinea che il carattere espressivo non rinuncia all’ergonomia e al comfort. È un dettaglio importante, perché impedisce di leggere Moon System esclusivamente come esercizio formale. La sfida sta proprio nel trasformare un oggetto domestico estremamente codificato — il divano — conservandone l’uso.
Hadid porta così nel living un principio che attraversa gran parte della sua ricerca: lo spazio non deve necessariamente essere organizzato attraverso linee rette e volumi separati. Può fluire.
Nel contesto della casa, l’effetto è radicale. Il divano diventa quasi un piccolo paesaggio interno, capace di determinare il carattere della stanza anche prima che qualcuno vi si sieda.
Tre modi diversi di pensare la casa
Componibili, Pipistrello e Moon System sono lontani per anno, materiale e scala. Proprio per questo il confronto è interessante.
Anna Castelli Ferrieri parte dall’uso: il mobile deve seguire una vita domestica più mobile e meno vincolata alle convenzioni. Gae Aulenti parte dallo spazio: una lampada può partecipare all’architettura attraverso la luce e la propria presenza fisica. Zaha Hadid parte dalla forma: persino un divano può essere concepito come un volume continuo, quasi un’architettura in miniatura.
Nessuno dei tre oggetti è rimasto confinato al momento in cui è stato progettato. I Componibili continuano a essere prodotti da Kartell, Pipistrello resta nel catalogo Martinelli Luce e Moon System compare ancora nella collezione di B&B Italia.
È probabilmente questo il criterio più interessante con cui misurare un’icona di design. La familiarità della forma non basta. Serve che l’idea continui a funzionare quando cambiano le case, le abitudini e il gusto.
Un contenitore del 1967 continua a rispondere al bisogno di flessibilità. Una lampada del 1965 continua a trasformare un angolo attraverso la luce. Un divano del 2007 continua a suggerire che anche il soggiorno possa essere pensato come un paesaggio.
Tre progettiste hanno preso tre oggetti quotidiani e hanno cambiato la domanda che facciamo loro. Ed è forse così che il design riesce davvero a restare.
